Home CALENDARIO EVENTI Teatro Vascello “ECHO CHAMBER” Liberamente ispirato a L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett con Paola Giannini regia Leonardo Manzan

Teatro Vascello “ECHO CHAMBER” Liberamente ispirato a L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett con Paola Giannini regia Leonardo Manzan

Echo-Chamber, liberamente ispirato a L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett, Manzan si confronta con un classico del teatro contemporaneo. Tra ironia e disincanto, mentre il “nastro della vita” si riavvolge, riaffiorano i ricordi del passato e avanzano le speranze per il futuro. “Appena finito di sentire quel povero cretino per il quale mi prendevo trent’anni fa, difficile credere che abbia mai potuto essere tanto coglione. Grazie a Dio sono cose finite, ormai.” Samuel Becket Una tarda sera nel passato, solo nella sua tana, Krapp registra il primo nastro. La fine è nota. Krapp è un clown. Un giovane clown alle prese con il primo tassello della sua opera monumentale. Nella tana non ci sono ancora le scatole delle vecchie bobine. Lentamente Krapp posiziona i microfoni, uno dopo l’altro, finché non si ritrova in trappola.
I microfoni lo circondano, lo puntano, pronti a captare ogni parola, ogni verso, ogni passo, inciampo, respiro, a catturare ogni tremito della sua voce.
Krapp esita. Poi li accende. Il giovane Krapp parla a un clown di trent’anni più vecchio, gli parla delle sue speranze, illusioni, entusiasmi. Krapp che si registra parla al sé stesso del futuro. Così dà inizio a un falso dialogo.
Da questo momento in poi tutto sarà registrato e, a suo piacimento, riprodotto, presente in una continua ripetizione. Come in un’eco. Un’eco che può accendersi e spegnersi. Krapp si registra. Si riascolta. Non si riconosce. Registrare la propria voce e riascoltarla è un gesto di tutti i giorni. E come tutti Krapp prova vergogna, compiacimento, approvazione. Cancella le parti che trova sgradevoli, sovrascrive le frasi incompiute, riprova finché il risultato non lo soddisfa, finché non si riconosce in quello che ha detto, in come lo ha detto. Così fa Krapp. Lo spettacolo è incentrato su questa dinamica di registrazione e ritrasmissione della voce del protagonista. Krapp Seleziona le frasi migliori, se esita, ripete, scarta i toni che non gli piacciono, incide e sovrascrive su sé stesso. Grazie al montaggio dei suoi pensieri, delle sue speranze incerte e confuse crea la sua identità, il suo personaggio. Il risultato appare completamente diverso dalla fonte originale. Krapp ora si riconosce. Strato dopo strato, memoria dopo memoria, si forma una barriera di suoni, un’eco che avvolge, protegge, rassicura. L’eco di Krapp nella sua tana. Ma la tana di Krapp, che è un clown, è il teatro. Così la voce di Krapp, catturata dai microfoni, richiama altre voci. Si distinguono, anch’esse registrate, le voci degli spettatori che si sommano a quella di Krapp, le opinioni del clown si mischiano alle chiacchiere del pubblico che fin dall’inizio era nelle stesse condizioni del protagonista, cioè sotto tiro dei microfoni. Così le speranze, gli entusiasmi, le delusioni, i racconti, i falsi dialoghi, arrivano a essere indistinguibili, a coincidere, e fanno dell’intero teatro una camera d’eco, una eco-chamber. La metafora dell’eco-chamber è utilizzata per quelle situazioni in cui si viene a contatto solo con idee che ci rassicurano delle nostre scelte e ci confermano nelle nostre opinioni, idee che ripetiamo e che ci vengono ripetute, che accogliamo senza il minimo dubbio perché sono, o ci sembrano, nostre. Idee di cui non ci interessa né la verità né la verosimiglianza, ma la riconoscibilità. Per questo Krapp costruisce la sua prigione in una camera d’eco, perché cerca disperatamente di riconoscersi. Come noi, quando andiamo a teatro. Una tarda sera nel futuro, Krapp riascolterà il nastro di trent’anni prima. Nonostante tutto, non si riconoscerà. Krapp, intanto, mangia una banana. Due banane.

Liberamente ispirato a L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett di Leonardo Manzan e Rocco Placidi con Paola Giannini
disegno sonoro Filippo Lilli
Luci Paride Donatelli e Giuseppe Incurvati
regia Leonardo Manzan

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19 - 24 Ott 2021
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Luogo

Roma
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